15 Novembre 2011
Con una percentuale del 25%, il tumore al seno è il più diffuso tra i tumori femminili. I dati dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) rivelano che una donna su 10 ne viene colpita.
Abbiamo rivolto qualche domanda alla Dottoressa Manuela Roncella, Direttrice della divisione interna di chirurgia dei tumori femminili presso la Casa di Cura San Rossore, per capire come si può manifestare il tumore alla mammella e cosa si può fare in caso di sospetto.
In cosa consiste il tumore della mammella?
Tecnicamente il tumore alla mammella è un’alterazione degenerativa di cellule della ghiandola mammaria, che si manifesta sotto forma di nodulo maligno con capacità di invadere il tessuto circostante e, nel tempo, anche altri organi del corpo.
I tumori al seno sono sempre dello stesso tipo?
No, naturalmente ne esistono di diversi tipi, invasivi o non invasivi. La forma più diffusa è sicuramente il carcinoma duttale infiltrante, che rappresenta circa l’80% di tutti i casi di tumore al seno.
Quali sono i principali fattori di rischio?
Tra i principali fattori di rischio del tumore rientra sicuramente la familiarità, intesa come presenza di altri casi in famiglia. Circa il 10% per cento delle donne con tumore del seno ha più di un familiare stretto malato. Se ci sono già stati tre familiari colpiti da tumore al seno, la probabilità di ammalarsi aumenta. In questo caso è molto probabile che si sia verificata un’alterazione a livello genetico per cui si può ritenere che subentri una sorta di ereditarietà. Altro fattore di rischio è sicuramente l’età: con l’aumentare degli anni aumenta il rischio. Circa il 70% dei casi di cancro al seno si verifica nelle donne sopra i 50 anni.
Quali sono i segnali e quali i sintomi con
cui si manifesta il tumore alla mammella?
Nella larga maggioranza dei casi il tumore al seno si presenta alla donna e al medico come un nodulo duro alla palpazione, che spesso non provoca dolore. Il primo sintomo può quindi venire dalla palpazione fatta dal dottore o dall’autopalpazione. Nella maggior parte dei casi si verifica un cambiamento nella cute della mammella con arrossamenti o retrazione della pelle, un’alterazione del capezzolo o una secrezione mammaria. Ma in circa il 30% dei casi, il tumore si presenta senza sintomi con la successiva scoperta occasionale durante un comune esame preventivo. Ecco perché, tengo a ripeterlo, è così importante la prevenzione. Basta considerare che un tumore impiega comunemente circa 10 anni per raggiungere la dimensione di 1 cm e, di solito, la fase palpabile comincia solo dopo il settimo anno. Questo lascia intendere quanto sia importante sottoporsi ad esami preventivi come la mammografia anche in assenza di sintomi.
È possibile ridurre il rischio di ammalarsi con un comportamento attento e uno stile di vita corretto?
Indubbiamente, anche se il tumore dipende da altre cause, uno stile di vita adeguato, a partire da un’alimentazione corretta e la pratica di attività sportiva, può avere un’influenza positiva. E poi è importante sottoporsi a controlli regolari. Per le donne dai 40 anni in poi esami come mammografia e ecografia dovrebbero essere periodici.
Quali sono gli accertamenti necessari per scoprire il tumore al seno?
Ci sono diversi tipi di esame, diversamente indicati a seconda dell’età o dei vari stadi di avanzamento della malattia. Il primo accertamento da eseguire per accertarne la presenza è la palpazione. Ma come ho già spiegato, per i primi anni di sviluppo il tumore non è facilmente riconoscibile.
Per questo è necessario sottoporsi ad una mammografia o un’ecografia. Se gli esami rivelano un sospetto di tumore, è consigliabile l’esecuzione di un ago aspirato o di una biopsia per la conferma cito-istologica, quindi l’eventuale exeresi (asportazione) della lesione, seguita dalla chemioterapia e dalla radioterapia. Il dubbio non deve sussistere, i casi di sospetto devono essere subito accertati con esami istologici.
Quali sono le terapie più efficaci per la cura del tumore alla mammella?
La fase terapeutica segue quella diagnostica secondo le più moderne linee guida. Di solito la chirurgia rappresenta il primo approccio, sia per interventi conservativi - quadrectomia, biopsia del linfonodo sentinella - che per quelli più demolitivi, come mastectomie sempre associate a ricostruzione mammaria. La chirurgia si integra poi con terapie adiuvanti come chemioterapia e radioterapia, nella prevenzione di recidive locali e metastasi a distanza.
Di quali tecnologie dispone la CSSR?
La Casa di Cura San Rossore mette a disposizione dell’utenza tecnologie altamente avanzate, da quelle di base fino a quelle più sofisticate. Un esempio nella pratica di interventi di chirurgia mininvasiva, è il mammotome, che permette di effettuare la biopsia sotto guida stereotassica dei tumori non palpabili.
Negli ultimi anni si è assistito ad una riduzione degli interventi demolitivi.
Cosa ne pensa a riguardo?
Oggi grazie alla metodica della diagnosi precoce, gli interventi conservativi superano l’80%. L’integrazione tra le nuove tecniche terapeutiche, una maggiore informazione e un conseguente maggior ricorso alla diagnosi precoce ha portato ad una
riduzione degli interventi demolitivi e ad un miglioramento della sopravvivenza.
Quanto è importante la riabilitazione?
La fase della riabilitazione è fondamentale, sia quella fisica che psicologica. È un aspetto da curare a partire dal primo istante in cui viene diagnosticata la malattia, un momento che al punto di vista psicologico può rappresentare l’ostacolo più difficile.